mercoledì 10 dicembre 2008

Le mille scadenze della vita: sesta puntata


No, non l'avrebbe mai fatto. Non sarebbe mai uscito da quell'acqua ormai culla di pensieri per affrontare un maledetto tuffo. Era stato molto scorretto il coach: intraprendere un paio di batterie da 100 rana per scaldarsi in vista della tripla serie degli 800 stile non era una mossa corretta. Però andava fatta. Werther stava arrovellandosi in cerca di una scusa qualunque per esimersi dal tuffo: il vuoto lo colse. Perchè le scuse migliori, lui, le covava in gran segreto e poi le spiattellava con quel sorriso beffardo a cui non si può davvero negare niente.

Mentre si avvicinava alla scaletta che lo avrebbe portato al freddo, ricordò con un pizzico di malinconia a quando volle far uscire dalla sua vita Claudia. O forse si chiamava Emanuela. “Pazzesco, nemmeno il nome riesco a ricordarmi” il pensiero di Werther. Eppure quella sera, in quel bar in una calda giornata d'estate, era davvero difficile da dimenticare.

Avrebbe voluto vendicarsi da tempo. Stava cercando la vittima predestinata per ricambiare della stessa moneta un'altra, innocente, ragazza. Perchè qualcuno lo aveva trattato allo stesso modo e quindi gli serviva solo una donna su cui vomitare un sentimento represso. Emanuela, o Claudia?, l'aveva incontrata ad una festa. Una di quelle in cui lui era sempre in imbarazzo, perchè non era il suo ambiente. Gente che ballava, beveva, fumava. Mentre Werther finiva per perdersi a guardare quelle facce strane che lo circondavano. Ma accanto a lui gli amici pretendevano che si distraesse. Chissà da cosa, poi: dov'è scritto che la malinconia è un sentimento da spazzare lontano?

E fu mentre si chiedeva in quale, qualsiasi posto, avrebbe voluto stare, che si accorse della sua futura vittima. Lei non era bella, perchè la bellezza non è qualcosa di soggettivo. La bellezza è oggettiva. Il bello non può che avere ammiratori. Il piacere, al contrario, è qualcosa di molto personale. Perchè bellezza e piacere sono due aspetti molto differenti.

Aveva una maglietta rosa. Claudia, Emanuela?, era poco più che una bambina cresciuta in un mondo di fiabe, dove l'orco cattivo è verde e brutto; un mondo incantato in cui i buoni sono sempre belli e il Principe Azzurro arriva in sella al destriero dal manto candido. Non poteva pensare che, a volte, i Principi Azzurri sono degli adorabili bastardi. Werther non aveva voglia di ricominciare la routine del 'ciao, come ti chiami?, cosa fai nella vita?, bla, bla, bla': quella sera voleva rimanere nella malinconia costante, solo con i suoi mille pensieri. Invece il suo amico ebbe la grande idea di inizare una sterile conversazione con l'amica di Emanuela, Claudia?, e in un baleno, Werther si ritrovò catapultato nel turbinio di domande. Aveva resistito, aveva provato a trattenersi, ma quando lei gli passo il suo numero prima di salutarlo, Werther si lasciò andare. Quel sorriso da fossetta che nacque mentre leggeva quella sequenza di cifre avrebbe dovuto insospettirla, invece lei decifrò quel gesto, pensato, provato, sperimentato, come una conquista.

In tempi di carestia anche una come Claudia, Emanuela?, poteva andare bene. Ma a lui di farsi andare bene qualcosa non gli andava. Lei aveva i giorni contati, ma non lo sapeva. Lei non era il suo tipo: quando la vide scendere la prima volta da quella piccola e orrenda macchina, Werther capì che esiste sempre un fondo più fondo del fondo. E lui lo stava addirittura raschiando. Passarono circa sette giorni e dopo averla illusa, dopo essersi beato del suo fascino, arrivò il momento di servire la fredda vendetta.

«Purtroppo le mille scadende che governano la mia vita non mi fanno pensare ad altro». Lo disse tutto d'un fiato, senza mai fermarsi. Poi Werther abbassò gli occhi con un gesto compassato da film anni '50. Emanuela, Claudia?, non capì, com'era giusto che fosse. Perchè nemmeno lui, mesi prima aveva capito il senso di quella frase. Era come uscire di scena a metà spettacolo dopo aver promesso grandi numeri lasciando la flebile speranza che di lì a poco, su quel palco, si sarebbe tornati per completare l'opera. Invece, era solo il miglior modo per fuggire senza rovinarsi la reputazione. Perchè, un giorno, potrebbe anche capitare di voler tornare indietro. A fare cosa poi? No, Werther non sarebbe mai tornato indietro per nulla al modo, e gli piaceva pensare che il suo orgoglio avrebbe vinto su tutto e tutti. Però quella frase aveva un bisogno strepitoso di esprimerla a qualcuno.

«Sto pensando di non venire più in piscina» fu la breve, ma intesa battuta che lei gli rivolse quando Werther si avvicinò al blocco per tuffarsi.
«Non ho capito, hai detto qualcosa?» finse lui.
«Non rendere questa scelta ancor più difficile. Pensi che abbandonare tutto così sia facile per me?» la pronta replica di lei.
In tutta sincerità in mondo femminile lo stava iniziando a stancare. Perchè dev'essere tutto così estremamente complicato? Ma soprattutto, abbandonare tutto cosa?
«Scusa, ma non ti seguo» la stuzzicò Werther.
«Purtroppo le mille scadende che governano la mia vita non mi fanno pensare ad altro» lo trafisse lei prima di salire sul blocco accanto, disegnare una perfetta traiettoria, entrare in acqua senza sollevare troppa acqua e prendere il ritmo di nuoto.

Werther non salì nemmeno sul blocco, spinse più forte che poteva sulle gambe ed entrò con violenza in acqua. Gli occhialini ressero miracolosamente l'impattò, gli arti posteriori sollevarono una tonnellata di acqua, però ormai c'era solo da nuotare per raggiungerla. E dirle che certe cose si possono pensare, ma non si devono dire. Soprattutto non si può abbandonare l'unica occasione in cui Werther aveva la possibilità di vederla. Lui non glielo avrebbe permesso.
(continua...)

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