giovedì 11 dicembre 2008

Vedi cara è difficile spiegare se non hai capito già: settima puntata


Lo sbalzo termico atmosfera-acqua non fu nemmeno notato da Werther. Ormai nelle braccia sentiva di poter raggiungere chiunque: sarebbe arrivato vicino a lei e lì l'avrebbe fermata, perchè lanciare dei macigni così enormi e scappare come se nulla fosse era una cosa troppo scorretta. Werther iniziò a spingere con le gambe, il suo stile di nuoto era pessimo, più pratico che bello da vedersi. Ma molto efficace. In meno di 50 metri lei era quasi al suo fianco. Dopo aver virato lei sollevò lo sguardo e incrociò quello di Werther che stava sopraggiungengo nella corsia di fianco: non c'era nulla in quello sguardo, se non una fredda rassegnazione. Era come quando si sente qualcosa che sfugge dalle mani e non si riesce a trattenere. Era esattamente come quando Federica gli aveva comunicato, a suo modo ovviamente, che certe cose o le capisci oppure rimarrai a chiederti a vita una spiegazione. E non la troverai mai.

Erano i tempi del liceo, delle lezioni di latino e greco in cui il professore pretendeva il silenzio più rigoroso. Ma erano anche i tempi in cui si aveva tanta voglia di lottare, o forse non si aveva nemmeno la più recondita voglia di chinarsi sui libri per imparare declinazioni a memoria. E così Werther si ritrovò nel pieno di un'occupazione, di quelle classiche. Riunione in aula magna, votazione per alzata di mano e improvvisamente l'anarchia che entrava di prepotenza da porte e finestre e si spargeva come una piacevole brezza marina in tutto l'istituto. Adesso la scuola era davvero loro: i professori? Defrodati della loro autorità non erano altro che gente 'normale' a cui non era più necessario porgere la massima devozione.

Werther avrebbe rinunciato volentieri a tutto questo. Sarebbe rimasto comodamente a casa, magari dormendo di più la mattina: invece usciva di casa come sempre, anzi velocizzava tutti i processi standard mattutini per raggiungere più in fretta la scuola. Perchè lì, Federica lo aspettava.

Lei era diversa da Werther. Non avevano assolutamente niente in comune, eppure c'era qualcosa in lei che lui voleva svelare. E così le loro giornate trascorsero serene e felici tra un gruppo di lavoro sulla droga, sul sesso, sulla musica, sul cinema...Finchè la pacchia finì e tutto rischiò di tornare alla normalità.

Invece prima che quel nuovo mondo scomparisse per sempre, Federica prese Werther e lo portò nell'angolo più remoto della scuola. Ripensò tante volte a quel lungo percorso che lo aveva condotto in quell'aula mai più ritrovata: c'erano scale da scendere, porte da aprire, un patio da attraversare quando finalmente, arrivata a destinazione lei si fermò, prese le mani di Werther e gli spiattellò tutto quanto. Lei, figlia di una famiglia della nobiltà decaduta, aveva una vita ormai scritta: semplicemente da vivere senza poter scegliere mai. E lui, Werther, non avrebbe mai potuto far parte della sua vita, perchè nel destino di Federica i capitoli erano già scritti, c'era solo da leggere non da comporre. Werther erano sudato, aveva freddo e non capiva quella mole di parole che lo stava travolgendo: aveva solo intuito che lei non era 'cosa' per lui. Federica si sarebbe trasferita in un'altra città dopo pochi giorni, perchè là, il destino l'attendeva: lei, così forte, così determinata, così intelligente e così bella.

E mentre lei gli raccontava tutto, in lacrime, Werther notò quello sguardo: la rassegnazione dominava nei suoi occhi e lui così impotente non poteva far altro che accettare tacendo. Ma non capiva perchè lei avrebbe dovuto seguire il suo destino. Lo avrebbe capito solo con il tempo. Quel giorno Werther capì che per vivere era necessario combattere, senza lasciare scegliere al destino. Ma quando comprese davvero il senso di quella situazione, Federica era già lontana. Quel bacio intenso, appassionato, magico, non lo avrebbe mai dimenticato. Quel giorno fu l'inizio dei futuri dolori del giovane Werther.

«Fermati!» urlò lui non appena la raggiunse.
Avevano nuotato poco più di 50 metri ed erano esattamente in mezzo alla vasca.
«Sei pazzo?» la riprese lei, come se adesso lo squilibrato fosse Werther.
«No, bella, non si fa così. Non mi dici 'ti devo parlare' e poi lanci la bomba scappando» gridò con forza lui. «Non capisco perchè fai così. Non capisco perchè tu voglia andartene. Perchè io voglio continuare a vederti e se non lo faccio sto male» disse Werther tutto d'un fiato.

Intorno a loro tutti si erano fermati. Ma questo Werther non lo notò nemmeno. Sapeva di essere andato molto oltre e quindi era meglio finire la doppia serie a rana per evitare di rendersi ancora più ridicolo. “Perchè?” fu il solo pensiero che lo dominò fino al bordo della vasca. Non si era accorto che era rimasto l'unico a nuotare. Lei adesso sapeva. Lei adesso sarebbe stata la più forte. E in amore il più forte vince sempre.
(continua...)

mercoledì 10 dicembre 2008

Le mille scadenze della vita: sesta puntata


No, non l'avrebbe mai fatto. Non sarebbe mai uscito da quell'acqua ormai culla di pensieri per affrontare un maledetto tuffo. Era stato molto scorretto il coach: intraprendere un paio di batterie da 100 rana per scaldarsi in vista della tripla serie degli 800 stile non era una mossa corretta. Però andava fatta. Werther stava arrovellandosi in cerca di una scusa qualunque per esimersi dal tuffo: il vuoto lo colse. Perchè le scuse migliori, lui, le covava in gran segreto e poi le spiattellava con quel sorriso beffardo a cui non si può davvero negare niente.

Mentre si avvicinava alla scaletta che lo avrebbe portato al freddo, ricordò con un pizzico di malinconia a quando volle far uscire dalla sua vita Claudia. O forse si chiamava Emanuela. “Pazzesco, nemmeno il nome riesco a ricordarmi” il pensiero di Werther. Eppure quella sera, in quel bar in una calda giornata d'estate, era davvero difficile da dimenticare.

Avrebbe voluto vendicarsi da tempo. Stava cercando la vittima predestinata per ricambiare della stessa moneta un'altra, innocente, ragazza. Perchè qualcuno lo aveva trattato allo stesso modo e quindi gli serviva solo una donna su cui vomitare un sentimento represso. Emanuela, o Claudia?, l'aveva incontrata ad una festa. Una di quelle in cui lui era sempre in imbarazzo, perchè non era il suo ambiente. Gente che ballava, beveva, fumava. Mentre Werther finiva per perdersi a guardare quelle facce strane che lo circondavano. Ma accanto a lui gli amici pretendevano che si distraesse. Chissà da cosa, poi: dov'è scritto che la malinconia è un sentimento da spazzare lontano?

E fu mentre si chiedeva in quale, qualsiasi posto, avrebbe voluto stare, che si accorse della sua futura vittima. Lei non era bella, perchè la bellezza non è qualcosa di soggettivo. La bellezza è oggettiva. Il bello non può che avere ammiratori. Il piacere, al contrario, è qualcosa di molto personale. Perchè bellezza e piacere sono due aspetti molto differenti.

Aveva una maglietta rosa. Claudia, Emanuela?, era poco più che una bambina cresciuta in un mondo di fiabe, dove l'orco cattivo è verde e brutto; un mondo incantato in cui i buoni sono sempre belli e il Principe Azzurro arriva in sella al destriero dal manto candido. Non poteva pensare che, a volte, i Principi Azzurri sono degli adorabili bastardi. Werther non aveva voglia di ricominciare la routine del 'ciao, come ti chiami?, cosa fai nella vita?, bla, bla, bla': quella sera voleva rimanere nella malinconia costante, solo con i suoi mille pensieri. Invece il suo amico ebbe la grande idea di inizare una sterile conversazione con l'amica di Emanuela, Claudia?, e in un baleno, Werther si ritrovò catapultato nel turbinio di domande. Aveva resistito, aveva provato a trattenersi, ma quando lei gli passo il suo numero prima di salutarlo, Werther si lasciò andare. Quel sorriso da fossetta che nacque mentre leggeva quella sequenza di cifre avrebbe dovuto insospettirla, invece lei decifrò quel gesto, pensato, provato, sperimentato, come una conquista.

In tempi di carestia anche una come Claudia, Emanuela?, poteva andare bene. Ma a lui di farsi andare bene qualcosa non gli andava. Lei aveva i giorni contati, ma non lo sapeva. Lei non era il suo tipo: quando la vide scendere la prima volta da quella piccola e orrenda macchina, Werther capì che esiste sempre un fondo più fondo del fondo. E lui lo stava addirittura raschiando. Passarono circa sette giorni e dopo averla illusa, dopo essersi beato del suo fascino, arrivò il momento di servire la fredda vendetta.

«Purtroppo le mille scadende che governano la mia vita non mi fanno pensare ad altro». Lo disse tutto d'un fiato, senza mai fermarsi. Poi Werther abbassò gli occhi con un gesto compassato da film anni '50. Emanuela, Claudia?, non capì, com'era giusto che fosse. Perchè nemmeno lui, mesi prima aveva capito il senso di quella frase. Era come uscire di scena a metà spettacolo dopo aver promesso grandi numeri lasciando la flebile speranza che di lì a poco, su quel palco, si sarebbe tornati per completare l'opera. Invece, era solo il miglior modo per fuggire senza rovinarsi la reputazione. Perchè, un giorno, potrebbe anche capitare di voler tornare indietro. A fare cosa poi? No, Werther non sarebbe mai tornato indietro per nulla al modo, e gli piaceva pensare che il suo orgoglio avrebbe vinto su tutto e tutti. Però quella frase aveva un bisogno strepitoso di esprimerla a qualcuno.

«Sto pensando di non venire più in piscina» fu la breve, ma intesa battuta che lei gli rivolse quando Werther si avvicinò al blocco per tuffarsi.
«Non ho capito, hai detto qualcosa?» finse lui.
«Non rendere questa scelta ancor più difficile. Pensi che abbandonare tutto così sia facile per me?» la pronta replica di lei.
In tutta sincerità in mondo femminile lo stava iniziando a stancare. Perchè dev'essere tutto così estremamente complicato? Ma soprattutto, abbandonare tutto cosa?
«Scusa, ma non ti seguo» la stuzzicò Werther.
«Purtroppo le mille scadende che governano la mia vita non mi fanno pensare ad altro» lo trafisse lei prima di salire sul blocco accanto, disegnare una perfetta traiettoria, entrare in acqua senza sollevare troppa acqua e prendere il ritmo di nuoto.

Werther non salì nemmeno sul blocco, spinse più forte che poteva sulle gambe ed entrò con violenza in acqua. Gli occhialini ressero miracolosamente l'impattò, gli arti posteriori sollevarono una tonnellata di acqua, però ormai c'era solo da nuotare per raggiungerla. E dirle che certe cose si possono pensare, ma non si devono dire. Soprattutto non si può abbandonare l'unica occasione in cui Werther aveva la possibilità di vederla. Lui non glielo avrebbe permesso.
(continua...)