
Tra una bracciata e l'altra si promise di smettere di pensare e di concentrarsi maggiormente sui movimenti. Il coach insisteva sui movimenti subacquei delle braccia: non una semplice rotazione a mulinello ma dei movimenti specifici per acquistare più velocità. A dirsi era facile; a osservarsi ancora più semplice: a farsi quasi impossibile. Soprattutto per uno che aveva iniziato a nuotare alla scuola materna, ma che aveva sempre odiato il nuoto. Werther cercò di focalizzare i movimenti, l'entrata della mano in acqua, la leggera torsione del corpo con la mano a rientrare vicino al petto, la distenzione del braccio e la nuova bracciata. In tutto questo, però, c'era sempre da non dimenticare la respirazione. Vero rebus indecifrabile per i nuotatori. Dopo la quinta bracciata spesa a pensare alla perfezione dei movimenti, la sua mente si ribellò e i pensieri volarono via da quella fredda piscina.
Era una fredda giornata di primavera. Werther avrebbe dovuto fare quello che non avrebbe mai voluto compiere. In fondo non si trattava di un compito così difficile: sarebbe arrivato, avrebbe lasciato i soldi e avrebbe potuto girare la macchina e dimenticare per sempre quello che stava accadendo.
Arrivò all'appuntamento con il solito ritardo. Ambrogio era lì ad attenderlo con Nicoletta, la sua ragazza. Werther parcheggiò in fretta senza badare alla posizione dell'auto. Si salutarono frettolosamente. Poi i soldi passarono veloci di mano in mano. «Mi dispiace» fu tutto ciò che riuscì a pronunciare Werther. Avrebbe voluto che le cose fossero andate in maniera diversa, invece fu tutto triste e buio. Quel giorno si era incrinata per sempre una splendida amicizia che sarebbe potuta diventare un legame eterno. Invece si ruppe tutta la magia in un colpo.
Avevano progettato da tempo di partire. Ambrogio cercava la via per fuggire dalla sua routine. Werther una boccata d'aria per riprendersi dalla più grande sofferenza della sua vita. Aveno scelto una capitale europea per perfezionare la conoscenza della lingua inglese: avrebbero cercato lavoro come camerieri; avrebbero trovato un alloggio e avrebbero vissuto come perfetti londinesi. Non ci pensarono su troppo: Ambrogio aveva ormai finito l'università; Werther non aveva niente da perdere. Prenotarono in fretta il viaggio, poi attesero il momento migliore per cercare i contatti per l'appartamento. Qualche vicissitudine non permise loro di vedersi per un lungo periodo. Ambrogio non poteva immaginare quello che stava succedendo a Werther. E Werther non immaginava che più passava il tempo e più difficile sarebbe stato comunicare all'amico la rinuncia. Werther lasciò passare altro tempo, finchè si arrivò a pochi giorni dalla partenza. Adesso doveva proprio smettere di fingere e spiattellare in faccia ad Ambrogio la realtà. Werther scelse il modo più diretto: non voleva essere frainteso. L'amico aveva già trovato la casa e aveva anche anticipato la caparra per entrambi, lasciando all'oscuro di tutto Werther. Ormai il dado era tratto. Werther avrebbe voluto spiegare le motivazioni che lo portarono a rinunciare a tutto: al viaggio, all'esperienza, all'amicizia. Non riuscì, a nulla valsero le giustificazioni sul lungo viaggio di lavoro che avrebbe dovuto compiere nella stessa estate. Sarebbe rimasto lontano da casa 8 mesi: troppi per chi sta cercando di ricostruirsi una vita quasi distrutta da una storia d'amore tragicamente naufragata.
Quel giorno in quella maledetta piazza, attraverso quei 150 euro pagati senza battere ciglio, si spense un'amicizia nata tra i banchi dell'università. Da quel giorno Ambrogio sparì per sempre dall'esistenza di Werther. Era trascorso tanto tempo, ormai, ma Werther era incapace di farsene una ragione. Sarebbe stato bello ricominciare: Werther aveva provato a riallacciare i rapporti, ma, giustamente, la porta che trovò era saldamente serrata a doppia mandata. La vita gli aveva riservato un amaro insegnamento. Forse, pensare alle bracciate non sarebbe stato così doloroso.
Intanto lei lo stava doppiando. Aveva sempre avuto una migliore spinta di gambe, anche se con le sole braccia Werther era di gran lunga più veloce.
«Vorrei parlarti» lo punzecchiò.
«Adesso, qui immersi in quest'acqua fredda?» fu la risposta di Werther.
«Può darsi di sì», l'enigmatica risposta.
(continua...)
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