«Finalmente!» gli disse lei tra il serio e il faceto.
Werther rimase sorpreso dell'accoglienza. Era già difficile superare quel fasitidioso sbalzo termico tra la temperatura dell'acqua, ormai diventata calda come un brodo ancestrale, e l'aria circostante, figurarsi poi con quel tipo di accoglienza. Il corpo caldo di lui venne percorso da un migliaio di piccoli e fastidiosi spilli, che vennero cancellati da quei due enormi occhi.
«Non credevo che mi aspettassi» fu la pronta risposta.
In fondo, Werther non pensava che avrebbe avuto vita facile dopo l'uscita di qualche giorno prima. Sapeva che avrebbe avuto bisogno di tempo, ma non immaginava che lei avrebbe sorriso senza ricordare quanto accaduto. Lui aveva sempre ottenuto quello che voleva, però con lei pareva tutto straordinariamente complicato.
Ripensò con malinconia e imbarazzo quanto accaduto due sere prima. Era stato galante, attento, premuroso. Aveva pensato a tutto: dal locale con le luci soffuse, al vestito elegante, ma non troppo, fino alla passeggiata dopo il drink. Era stato tutto perfetto. Peccato solo che Giulia non fosse la sua compagna di nuoto. E peccato che lei li aveva pizzicati proprio sul più bello.
Se n'era uscita con un banale «Ehi, anche tu da queste parti?» che lo aveva ridestato di colpo da un sogno breve ma intenso. Werther fu stupito di vederla: gli aveva detto che sarebbe stata a casa a studiare e aveva rifiutato di uscire proprio con lui. Ma lui, vecchio seduttore impenitente, o forse giovane cuore offeso, l'aveva ricambiata spulciando nella sua agenda un improbabile nome di un'amica persa di vista da tempo, sempre utile, però, come spalla su cui piangere. E infatti Giulia era caduta nel tranello senza pensare nemmeno quali fossero i subdoli progetti di Werther. E così, mentre cercava di consolarsi di una delusione, ecco arrivare la doccia fredda: la sua voce frizzante e soave mentre lo in flagrante. Avrebbe voluto spiegarle la situazione imbarazzante: invece lei, lo tolse dall'impiccio con un altrettanto banale «Ci vediamo in vasca», lasciandolo ancor di più come un mammalucco. Non fu facile far capire a Giulia che lei, no, non si trattava di uno squallido ripiego. Nossignore. Giulia era il ripiego per eccellenza. Ma questo Werther si guardò bene dal pronunciarlo. Inutile dire che la faccia da bravo ragazzo lo fece uscire indenne ancora una volta. Ma non sempre le ferite più difficili da cancellare sono quelle che si vedono.
«Allora, direi che ti sei riposato abbastanza» lo sfidò lei.
Werther non ebbe nemmeno il tempo di replicare, pareva che fossero passati pochi secondi. Se voleva starle dietro doveva darsi una mossa perchè era già scappata. “Non sarà facile” penso lui. Ma era per queste sfide che valeva la pena giocare. Altrimenti quando il risultato è scontato non è neppure divertente sprecarsi a partecipare.
(continua...)
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