
Lo sbalzo termico atmosfera-acqua non fu nemmeno notato da Werther. Ormai nelle braccia sentiva di poter raggiungere chiunque: sarebbe arrivato vicino a lei e lì l'avrebbe fermata, perchè lanciare dei macigni così enormi e scappare come se nulla fosse era una cosa troppo scorretta. Werther iniziò a spingere con le gambe, il suo stile di nuoto era pessimo, più pratico che bello da vedersi. Ma molto efficace. In meno di 50 metri lei era quasi al suo fianco. Dopo aver virato lei sollevò lo sguardo e incrociò quello di Werther che stava sopraggiungengo nella corsia di fianco: non c'era nulla in quello sguardo, se non una fredda rassegnazione. Era come quando si sente qualcosa che sfugge dalle mani e non si riesce a trattenere. Era esattamente come quando Federica gli aveva comunicato, a suo modo ovviamente, che certe cose o le capisci oppure rimarrai a chiederti a vita una spiegazione. E non la troverai mai.
Erano i tempi del liceo, delle lezioni di latino e greco in cui il professore pretendeva il silenzio più rigoroso. Ma erano anche i tempi in cui si aveva tanta voglia di lottare, o forse non si aveva nemmeno la più recondita voglia di chinarsi sui libri per imparare declinazioni a memoria. E così Werther si ritrovò nel pieno di un'occupazione, di quelle classiche. Riunione in aula magna, votazione per alzata di mano e improvvisamente l'anarchia che entrava di prepotenza da porte e finestre e si spargeva come una piacevole brezza marina in tutto l'istituto. Adesso la scuola era davvero loro: i professori? Defrodati della loro autorità non erano altro che gente 'normale' a cui non era più necessario porgere la massima devozione.
Werther avrebbe rinunciato volentieri a tutto questo. Sarebbe rimasto comodamente a casa, magari dormendo di più la mattina: invece usciva di casa come sempre, anzi velocizzava tutti i processi standard mattutini per raggiungere più in fretta la scuola. Perchè lì, Federica lo aspettava.
Lei era diversa da Werther. Non avevano assolutamente niente in comune, eppure c'era qualcosa in lei che lui voleva svelare. E così le loro giornate trascorsero serene e felici tra un gruppo di lavoro sulla droga, sul sesso, sulla musica, sul cinema...Finchè la pacchia finì e tutto rischiò di tornare alla normalità.
Invece prima che quel nuovo mondo scomparisse per sempre, Federica prese Werther e lo portò nell'angolo più remoto della scuola. Ripensò tante volte a quel lungo percorso che lo aveva condotto in quell'aula mai più ritrovata: c'erano scale da scendere, porte da aprire, un patio da attraversare quando finalmente, arrivata a destinazione lei si fermò, prese le mani di Werther e gli spiattellò tutto quanto. Lei, figlia di una famiglia della nobiltà decaduta, aveva una vita ormai scritta: semplicemente da vivere senza poter scegliere mai. E lui, Werther, non avrebbe mai potuto far parte della sua vita, perchè nel destino di Federica i capitoli erano già scritti, c'era solo da leggere non da comporre. Werther erano sudato, aveva freddo e non capiva quella mole di parole che lo stava travolgendo: aveva solo intuito che lei non era 'cosa' per lui. Federica si sarebbe trasferita in un'altra città dopo pochi giorni, perchè là, il destino l'attendeva: lei, così forte, così determinata, così intelligente e così bella.
E mentre lei gli raccontava tutto, in lacrime, Werther notò quello sguardo: la rassegnazione dominava nei suoi occhi e lui così impotente non poteva far altro che accettare tacendo. Ma non capiva perchè lei avrebbe dovuto seguire il suo destino. Lo avrebbe capito solo con il tempo. Quel giorno Werther capì che per vivere era necessario combattere, senza lasciare scegliere al destino. Ma quando comprese davvero il senso di quella situazione, Federica era già lontana. Quel bacio intenso, appassionato, magico, non lo avrebbe mai dimenticato. Quel giorno fu l'inizio dei futuri dolori del giovane Werther.
«Fermati!» urlò lui non appena la raggiunse.
Avevano nuotato poco più di 50 metri ed erano esattamente in mezzo alla vasca.
«Sei pazzo?» la riprese lei, come se adesso lo squilibrato fosse Werther.
«No, bella, non si fa così. Non mi dici 'ti devo parlare' e poi lanci la bomba scappando» gridò con forza lui. «Non capisco perchè fai così. Non capisco perchè tu voglia andartene. Perchè io voglio continuare a vederti e se non lo faccio sto male» disse Werther tutto d'un fiato.
Intorno a loro tutti si erano fermati. Ma questo Werther non lo notò nemmeno. Sapeva di essere andato molto oltre e quindi era meglio finire la doppia serie a rana per evitare di rendersi ancora più ridicolo. “Perchè?” fu il solo pensiero che lo dominò fino al bordo della vasca. Non si era accorto che era rimasto l'unico a nuotare. Lei adesso sapeva. Lei adesso sarebbe stata la più forte. E in amore il più forte vince sempre.
(continua...)




